Smartphone, in alcuni casi averlo sempre tra le mani può diventare una malattia. Si chiama nomofobia, come fare per uscirne.
Spesso si dice che lo smartphone è diventato una sorta di protesi del braccio. Non si può dire che non sia vero. E non sempre questa “mutazione” delle nostre esistenze indotta per via tecnologica ha effetti positivi. Tutt’altro.
Pensiamo al fenomeno degli smombie (neologismo derivante dalla fusione di smartphone e zombie), gli zombie col telefonino che si aggirano per le strade con lo sguardo perennemente incollato allo schermo del cellulare, manco fosse il famoso anello oggetto dei desideri di Gollum.
Nulla di più facile che gli smombie siano anche affetti da una dipendenza da smartphone. Gli esperti la chiamano nomofobia: l’ossessione da cellulare, il terrore di non essere raggiungibili sul telefonino. Può diventare una malattia, dato che finisce per interferire con la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore deputato alla regolazione del meccanismo della ricompensa e della motivazione.
Nomofobia è a sua volta un acronimo. Viene da No Mobile Phone Phobia (da cui l’inglese Nomophobia). Insomma, si tratta della paura di diventare no-mobile phone. Drogati da smartphone, smartphone addicted, in altre parole.
La nomofobia è detta anche sindrome da disconnessione: l’ansia di non poter accedere a qualche smartphone, che può diventare tanto potente da spingere alcuni a non spegnere mai il proprio telefonino, neanche di notte o nei momenti in cui non lo useranno mai.
Complice l’enorme diffusione dei dispositivi di telefonini mobili si è diffusa di conseguenza anche la nomofobia, che colpisce moltissime persone causando ansia, attacchi di panico, comportamenti ossessivo-compulsivi e problemi a livello relazionale. Secondo una ricerca dell’Università di Granada particolarmente a rischio sono i giovani tra i 18 e i 25 anni, con una bassa autostima e difficoltà in famiglia.
La nomofobia, come detto, nasce dalla necessità – divenuta ossessione – di sentirsi sempre connessi e in contatto con gli altri attraverso lo smartphone. Questa dipendenza patologica genera ansia quando si scarica la batteria del telefonino o comunque se non c’è modo di connettersi a internet e essere online. La nomofobia viene ormai considerata alla stregua di altre dipendenze patologiche come il gioco d’azzardo, la dipendenza dalla televisione, lo shopping compulsivo e le dipendenze affettive. Al punto che già nel 2014 due ricercatori italiani dell’università di Genova avevano proposto di inserirla nel DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali che rappresenta la “bibbia” internazionale della psichiatria.
Quali sono i sintomi della nomofobia? Innanzitutto la paura esagerata e sproporzionata di rimanere sconnessi, fuori dal contatto di rete mobile. Un assillo che arriva a provocare effetti fisici collaterali del tutto simili all’attacco di panico: vertigini, mancanza di respiro, tremori, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, nausea, dolore toracico.
Come fare per uscirne? Bisogna rivolgersi a uno psicoterapeuta per iniziare la terapia più adatta. Alcuni studi recenti hanno indicato nella terapia di gruppo e nello psicodramma le strategie psicoterapeutiche più adatte per guarire dalla nomofobia. Possono aiutare anche la terapia della desensibilizzazione (abituarsi gradualmente a andare in giro senza smartphone) e la terapia comportamentale cognitiva.
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